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la fotografia a coloriHo iniziato a fotografare durante i primi anni di alpinismo. Volevo immortalare non solo la bellezza delle montagne ma anche l´arrivo sulla vetta o un passaggio di arrampicata particolarmente difficile o esposto. Vivevo la fotografia come mezzo di documentazione dell´ambiente naturale o come prova del raggiungimento di una cima difficile. Naturalmente il blu del cielo dell´alta quota, le intense tonalità di un tramonto o le luci abbaglianti di un ghiacciaio non potevano che essere riprese a colori.
Grazie all´Himalaya e al Karakorum ho iniziato ad avere con la fotografia un rapporto meno utilitaristico. Le magnifiche fotografie del giapponese Shiro Shirahata, realizzate sia in Himalaya che in Karakorum con una fotocamera di grande formato, e pubblicate in due splendidi volumi, mi avevano colpito profondamente. Per la prima volta mi venivano rivelati una purezza, una luminosità e un senso di perfezione, che fino a quel momento mai avevo visto. Però a quel tempo l´alpinismo era ancora così totalizzante da non consentire alla macchina fotografica di recitare un ruolo da protagonista.
La vita di ognuno di noi è in continua evoluzione e ogni nuova esperienza implica un nuovo accrescimento interiore, una nuova consapevolezza, una nuova prospettiva. Fotografare la montagna a colori era il primo passo verso una visione più completa e matura di sentire e rappresentare il mondo, verso un modo di intendere la fotografia che avrebbe espresso, anni più tardi e in maniera ancora più compiuta, la mia anima. |
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