dall´alpinismo alla fotografia

I versanti settentrionali del Badile e del Cengalo, Svizzera
La fotografia ha avuto un ruolo importante quanto l´alpinismo nel farmi vivere le montagne. Fotografare i vasti scivoli ghiacciati del Monte Bianco, gli immensi lastroni granitici del Pizzo Badile o gli strapiombi delle Dolomiti non poteva essere che una nuova fase di quella naturale evoluzione iniziata oltre vent´anni fa con le mie prime scalate.

Materializzare sulla pellicola e in un solo attimo quell´impulso misterioso che mi lega così profondamente alla natura si è rivelata una necessità insopprimibile. Soprattutto i primi anni ritraevo esclusivamente le pareti più imponenti "depurandole" da ogni altra immagine che ne potesse in qualche modo filtrare o appannare la straordinaria espressione di forza naturale aspra e impressionante.

Il Manaslu e la Catena Himalayana dal Dhaulagiri, Nepal


Così, istintivamente, davo vita all´essenza più intima della fotografia che è la medesima di ogni altra forma espressiva: attraverso lo scatto dell´otturatore della fotocamera catturavo l´emozione che nasceva nel mio animo e le davo forma materializzandola nella pellicola. Con il passare del tempo, mano a mano che affinavo la tecnica e che prendevo conoscenza del mezzo fotografico, capivo che quest´opera di rendere concrete le emozioni è un momento altrettanto magico e perfetto di quello offerto dall´arrivo sulla vetta di una montagna. E quasi inconsapevolmente iniziavo a percorrere i primi passi su un nuovo sentiero della mia vita.